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Il comandante Serra: «Chiamateci subito» - Cronaca

Il comandante Serra: «Chiamateci subito» - Cronaca
SASSARI. L’appello del comandante della polizia municipale Gianni Serra è rivolto prima di tutto ai testimoni di questi giochi pericolosi: «Chiunque veda ciò che succede, ci avvisi immediatamente, lo faccia prima di pubblicare il video su Facebook. Perché rischiamo di arrivare tardi e allora ogni segnalazione diventa vana». Divulgare va bene, questo in sostanza il messaggio di Serra, ma prima di tutto bisogna chiamare le autorità competenti. L’esempio più calzante è quello di venerdì: la pubblicazione di un video su facebook, l’indignazione generale dei commentatori che proponevano “ricette” più o meno efficaci. Ma quando sono state allertate le forze dell’ordine? Sicuramente non subito. «Abbiamo ricevuto una segnalazione – conferma il comandante Serra – e una pattuglia dopo pochi minuti era in via Milano. Non c’era nessuno». Il punto è proprio questo: i ragazzini quando si sentono scoperti si volatilizzano in pochi attimi. Impossibile quindi individuarli. Soprattutto se già l’allarme è arrivato in ritardo. «C’è anche da sottolineare – aggiunge Serra – che il nostro lavoro è costante dal punto di vista della garanzia della sicurezza pubblica, in quella come anche in altre parti della città». Spesso si vedono agenti di pattuglia a controllare zone nevralgiche di Sassari e in effetti da un po’ di tempo a questa parte si sono notevolmente ridotti i fenomeni di vandalismo e teppismo. Alla prima denuncia della “sfida alla morte” in via Milano (quella di dicembre 2016) aveva fatto seguito un esposto che aveva determinato una approfondita attività di indagine proprio da parte della polizia municipale. Agenti in borghese e in divisa avevano monitorato la zona ma il fenomeno all’epoca si era ridimensionato velocemente. Forse proprio perché i ragazzi si erano resi conto di essere sotto la lente di ingrandimento. E si erano quindi fermati. Per un po’. «Il tempo di far calmare le acqua – raccontano alcuni residenti di via Milano – e poi hanno ricominciato. La nostra speranza è che i genitori di questi ragazzi che sanno che i loro figli frequentano quella zona e che magari hanno avuto modo di vedere il video, facciano qualcosa al più presto». (na.co.)

vedi su La Nuova Sardegna









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