sardanews

Non risarcì le vittime e adesso pagherà le loro spese legali - Cronaca

MORES. In nove anni non ha pagato neppure un euro di risarcimento ai familiari di un ragazzo di 24 anni morto in un cantiere dove lavorava in nero. Per questo sarà lui, il solo tra i cinque imputati a non avere ancora onorato il suo debito nei confronti delle parti civili, a pagare oltre le spese processuali anche quelle sostenute dai genitori e dalle sorelle della vittima per affrontare il terzo grado di giudizio.Lo ha deciso la quarta sezione penale della Corte di Cassazione che ha rigettato i ricorsi di cinque imputati condannati a quattordici mesi di reclusione per l’omicidio colposo di Pietro Ghiani, l’operaio di Gergei travolto da una valanga di terra il 3 luglio del 2008 nella trincea scavata per costruire un impianto di depurazione nelle campagne di Mores. Il giovane stava posizionando alcuni tubi quando gli franò addosso una parete di terra alta due metri e mezzo che non era stata puntellata e messa in sicurezza. Per quella morte sul lavoro sono stati condannati in via definitiva l’imprenditore di Gergei Paolo Spanu, 32 anni, subappaltatore nel cantiere di Mores. L’inchiesta sulla tragedia di Mores ha stabilito che fu proprio a portare Pietro Ghiani nel cantiere di Mores e sarà lui, che non ha ancora risarcito il danno, a pagare le spese sostenute dai familiari del suo giovane compaesano. Con Spanu sono stati condannati quattro campani, titolari o dirigenti della ditta appaltatrice Ibi Idrobioimpianti. Si tratta di Dario Spigno, Calogero Genco, Alessandra D’Amico e Liberato Imparato.Pietro Ghiani lavorava in nero e dopo la sua tragica fine, provocata da una serie impressionanti di violazione delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, qualcuno cercò di fare carte false. Ma questo reato è caduto in prescrizione come altre accuse collaterali. Alla fine è rimasto in piedi il reato di omicidio colposo che i giudici della quarta sezione penale hanno confermato nella sentenza 50982/2017. Agli imputati che chiedevano la riforma della condanna emessa dalla corte d’appello di Sassari, il collegio presieduto da dal giudice Francesco Maria Ciampi ha invece risposto che la sentenza dei giudici sassaresi è inappuntabile. Secondo la Cassazione tutti gli accusati avevano il dovere di proteggere il giovane operaio di Gergei e invece tutti agirono in violazione delle norme che regolano gli appalti pubblici e la sicurezza nei luoghi di lavoro, ma anche delle più elementari regole di prudenza. E questo nonostante una relazione idrogeologica allegata al progetto esecutivo avesse segnalato la friabilità di quel terreno. Gli imputati erano assistiti dagli avvocati Franco Luigi Satta, Salvatore Porcu, Stefano Porcu e Vincenzo Siniscalchi. I genitori e le sorelle di Pietro Ghiani si sono costituiti parte civile con l’avvocato Gianluca Aste. Quello chiuso in Cassazione era il capitolo giudiziario relativo alle responsabilità degli impresari e degli imprenditori che avevano scelto il rito abbreviato. Prosegue, in tribunale, il dibattimento del processo di primo grado all’ex sindaco e a due tecnici del Comune di Mores.

vedi su La Nuova Sardegna