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Ragazza di 22 anni suicida, giovedì era stata rapinata - Cronaca

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PORTO TORRES. Da due giorni era ospite di un’amica, alla Maddalena. Forse – ancora traumatizzata per quello che le era successo – aveva sentito il bisogno di allontanarsi da Porto Torres. Addirittura di attraversare il mare. Ma evidentemente la distanza non è servita a restituirle la serenità: la barista di 22 anni che giovedì scorso è stata narcotizzata e poi rapinata mentre entrava a casa dopo una serata di lavoro, si è tolta la vita. La sua amica l’ha trovata morta quando è rientrata da lavoro. Si era impiccata in una stanza della casa dove aveva trovato rifugio. Una notizia terribile, una tragedia sulla quale in questo momento c’è il riserbo più assoluto. Ieri è scattato un lavoro investigativo incrociato che sta coinvolgendo inquirenti galluresi e sassaresi. Prima di tutto per cercare di stabilire se possa esserci un collegamento tra l’aggressione che la giovane ha raccontato di aver subìto qualche giorno fa e la decisione di suicidarsi. La barista – che inizialmente non aveva presentato denuncia – aveva detto di esser stata sorpresa alle spalle e narcotizzata mentre apriva la porta di casa (in pieno centro storico di Porto Torres), intorno all’1.30 del mattino. Dopo il risveglio aveva scoperto che la sua camera da letto era stata messa a soqquadro e che erano spariti mille euro. Un episodio gravissimo che aveva impressionato i cittadini di Porto Torres. Proprio per l’insolita modalità con la quale era avvenuta l’aggressione. La 22enne la mattina seguente aveva riaperto gli occhi scoprendo di avere anche un vasto ematoma sul viso, dovuto con ogni probabilità alla caduta successiva allo stordimento. In base alla ricostruzione di quella sera – la più plausibile sulla quale stavano lavorando i carabinieri – i rapinatori avrebbero seguito il percorso di rientro a casa della giovane, fin dal momento in cui era uscita dal locale. Aiutati dal buio si sarebbero poi nascosti in qualche vicolo per entrare in azione proprio nel momento in cui la 22enne apriva il portone. Avevano usato però un narcotico che aveva dato loro modo di agire con tutta tranquillità, di rovistare l’appartamento fino a trovare quello che cercavano: un migliaio di euro. «Erano soldi guadagnati dal lavoro – aveva raccontato la barista – li tenevo dentro casa pensando naturalmente che fossero al sicuro. Non ricordo che cosa sia successo dopo aver inserito le chiavi nella serratura della porta, ma quando mi sono svegliata avevo una parte del viso molto arrossata e mi sono subito accorta che mancavano i miei soldi». Ma i segni della rapina forse non le erano rimasti soltanto sul volto. E se è vero che niente al momento può far dire con certezza che il suicidio sia legato all’aggressione, non va allo stesso tempo sottovalutata la concomitanza tra i due fatti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

vedi su La Nuova Sardegna









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