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Il Comune su Casa Manai: «Chiusura programmata» - Cronaca

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BONORVA. La notizia dell’imminente chiusura della Casa Manai, la residenza sanitaria assistita di riabilitazione psichiatrica, gestita dalla cooperativa Elleuno, ha avuto un effetto devastante nell’opinione pubblica e in particolare nell’amministrazione comunale guidata da Massimo D’Agostino, che non pensava di dover far fronte a breve a tale improvvisa e imprevedibile evenienza. Nel merito il sindaco e i colleghi del consiglio si sono immediatamente attivati ed è stato emesso un comunicato con il quale «in relazione all’articolo comparso nel quotidiano “La Nuova Sardegna”, si precisa che l’amministrazione comunale non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale riguardante la chiusura della struttura. Tuttavia, da vie ufficiose raggiunte durante la giornata, sembrerebbe che la chiusura fosse programmata da qualche tempo e in seguito ad un rapporto dei carabinieri del Nas che avrebbero certificato l’inidoneità strutturale e logistica della casa. Anche Gianfranco Soletta, sindaco di Thiesi e presidente della conferenza territoriale sanitaria della provincia di Sassari, ha confermato la totale disconoscenza della chiusura. Per tali motivi entrambi chiederemo, Lunedì mattina, un incontro urgente con Giuseppe Pintor, direttore dell’Assl di Sassari, per essere direttamente informati sui reali intendimenti dell’azienda sanitaria. Solo dopo questo incontro, quindi con la giusta conoscenza delle cose, valuteremo gli opportuni provvedimenti che questa amministrazione dovrà adottare al fine di salvaguardare i profili professionali operanti nella struttura, ma anche al fine di salvaguardare la già carente offerta sanitaria del territorio». La decisione della direzione dell’Assl di Sassari ha sicuramente destabilizzato e rischia di rendere piuttosto difficile e azzardata, una situazione già forte malumore in un settore fondamentale e essenziale come la sanità che, a livello locale e territoriale,ha già subito, e dovrà subire, i tagli e le future scelte dei dirigenti a vario livello di competenza.La consapevolezza di una decisione causata dalla mancata esecuzione di lavori che già da tempo erano stati sollecitati come indispensabili per la conservazione della struttura non è certo piaciuta anche alle famiglie degli operatori, (ventuno), che finora hanno lavorato con impegno e fiducia all’interno di un organismo che ha saputo negli anni dare un po’ di tranquillità e restituire anche la salute a tante persone meno fortunate e che sono decise a lottare fino alla fine per conservare il proprio posto di lavoro. Emidio Muroni

vedi su La Nuova Sardegna












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