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Le due facce di Villanova: “Più vita col restyling, ma gli abitanti storici sono fuggiti”

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Boutique e negozi di alta moda appena si gira l’angolo di via Garibaldi, il “miracolo” edilizio di Nichi Grauso iniziato qualche anno fa continua a dare i suoi frutti a Villanova. C’è poi, però, oltre piazza San Giacomo, il volto più antico del rione. Fatto di poche attività commerciali, parcheggi inesistenti e residenti storici in fuga. È doppio il volto di uno dei quattro quartieri storici di Cagliari. E, nonostante la sua antichità, i problemi sono assolutamente moderni: uno su tutti, il lavoro. Che non c’è, con la crisi che morde e il verde dei fiori e dei vasi messi da qualche residente che, in qualche modo, dà un senso – solo parziale – di serenità.
“In tanti sono preoccupati per il futuro dei loro figli, l’economia non gira. È un rione di anziani, molti rischiano la multa ma parcheggiano lo stesso nelle strade vietate”, racconta Adelaide Ulleri, panettiera del rione da mezzo secolo. “Molto meglio 20 anni fa, Villanova non è più dei villanovesi, abitano soprattutto stranieri. Anche via Sulis moderna è pur sempre via Sulis”, stigmatizza Francesco Montis, 59 anni a tagliare barbe e capelli a tantissimi cagliaritani nel suo locale in via San Domenico. “Criticità? La zona a traffico limitato, per i commercianti non è vantaggiosa. Prima, in via Sulis, veniva pochissima gente, il restyling è stato un grande passo avanti”, afferma Carlo Cariello, responsabile comunicazione web di un negozio d’abbigliamento per donne aperto nove anni fa. Concorda sul nuovo “fascino” di via Sulis anche Carlo Carrucciu, orafo da 35 anni. “Prima la strada non la conosceva nessuno, adesso ci passano in molti. Gli affari? Vanno e non vanno, dipende tutto dal periodo. C’è comunque più crisi”.

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