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Terme e turismo per la rinascita - Cronaca

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INVIATO A S.M. COGHINAS. L’aspirazione della comunità è scritta chiaramente nel cartello che indica l’inizio della cinta urbana di Santa Maria Coghinas. Un futuro che non si limita a un maggiore utilizzo degli impianti termali esistenti, ma che guarda avanti. Soprattutto se la Regione sbloccherà il progetto di legge sulle attività termali, da tempo parcheggiato in commissione e che potrebbe essere un potentissimo volano di sviluppo non solo per Santa Maria Coghinas ma anche per gli altri cinque comuni della Sardegna che avevano aderito al Sistema termale sardo. Una storia antica, quella delle acque termali di Santa Maria Coghinas, iniziata una ventina di milioni di anni fa (Miocene), quando in uno dei frequenti sconvolgimenti di suolo e sottosuolo, le acque di superficie (ma anche boschi e foreste) finirono a migliaia di metri di profondità. Acque calde, che fecero nascere diverse leggende, una delle quali vuole che anche l’omerico Ulisse abbia toccato le sponde del mare sul quale si affaccia Santa Maria Coghinas, Ulisse che parla di una terra abitata dai cemeriti cioè abituati a vivere fra le nebbie. Anche adesso, in particolari condizioni meteorologiche, la piana del Coghinas si presenta coperta di nebbie, in realtà il vapore creato dalle acque termali.Il Comune è in possesso di un progetto redatto da un pool di studiosi di varie specializzazioni che prevede il pieno sfruttamento delle acque termali. Perché se è vero che i 427 ettari di territorio comunale che circondano l’attuale impianto termale, che dal 2012 è gestito da una società privata che ha ottenuto la concessione “mineraria” dalla Provincia di Sassari, sono off limits, è però altrettanto vero che a soli 65 metri di profondità, dentro la cinta urbana di Santa Maria Coghinas, l’acqua scorre a 74 gradi centigradi. Un dato che non arriva da uno studioso dell’ultima ora, ma che è scolpito nelle pagine del ministero per lo sviluppo Economico. Che qualche tempo fa, e con attrezzature sofisticatissime, ha tracciato una sorta di radiografia delle acque termali della Sardegna. Una mappa che racconta che oltre alle terme già conosciute (da Santa Maria Coghinas, a Bultei-Benetutti, da Fordongianus a Sardara), l’acqua calda a 65 gradi scorre sotto la città di Sassari, e a 70 gradi sotto la città di Cagliari. Un tesoro dalle enormi potenzialità che attende solo di essere portato alla luce, in grado di fornire energia e calore a tutta l’isola. In questo caso il Comune Santa Maria Coghinas partirebbe avvantaggiato, con un progetto che prevede l’utilizzo delle acque termali non solo per scopi estetico-sanitari, ma anche industriali e agrozootecnici, per non parlare del teleriscaldamento di abitazioni e serre che, per esempio, permetterebbe alla già radicata agricoltura di affrancarsi dai costi energetici e di proporsi in termini concorrenziali sui mercati nazionali e internazionali.Già ora le Terme (e le vicine piscine termali, anche se in un altro territorio comunale) richiamano ogni anno migliaia di frequentatori, dai semplici “turisti” a chi sceglie le terme per trascorrere le vacanze. E intorno allo stabilimento che si affaccia sul fiume Coghinas, esiste un indotto che non attende altro che di potersi sviluppare ulteriormente. Il turismo termale, come quello crocieristico, soprattutto negli ultimi anni sta vivendo un vero e proprio rinascimento e a Santa Maria Coghinas potrebbe diventare la realtà più importante. Il solo ostacolo da superare - ma si fa per dire - è la mancanza di quella legge regionale che regoli le attività termali, in particolare che stabilisca le norme per le concessioni. Al momento si deve far riferimento alla normativa nazionale scritta solo nel 1927, oppure si prova ad aggirare l’ostacolo facendo ricorso alle concessioni minerarie. Eppure i dati sono incoraggianti anche se a Santa Maria Coghinas mancano le strutture ricettive. Tante seconde case, ma pochi posti letto. Ma che potrebbero aumentare, come sottolinea l’assessore alla Cultura Giuseppe Piras, anche solo con il sistema dell’albergo diffuso. Santa Maria Coghinas guarda quindi al futuro, ma senza abbandonare il presente fatto di agricoltura e allevamento ovino, caprino e bovino.

vedi su La Nuova Sardegna









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