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Giovanni Soro padre del folklore - Cronaca

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CHIARAMONTI. Da sabato scorso Giovanni Soro, cultore delle tradizioni sarde e italiane e docente di materie letterarie, è ufficialmente “Padre del Folklore”. Titolo che gli è stato conferito nella sala consiliare di Chiaramonti dal presidente della Fitp (Federazione italiana tradizioni popolari) Benito Ripoli di cui Soro è da anni un attivo e stimato esponente. Una cerimonia che si sarebbe dovuta tenere già due anni fa, nel 2015, a San Giovanni Rotondo, quando la Federazione aveva deciso di premiare Giovanni Soro «non per accontentare un territorio» come ha spiegato lo stesso Ripoli l’altra sera a Chiaramonti, «ma come atto di riconoscenza per tutto quello che Soro ha fatto per il mondo del folklore, lasciando la sua impronta in ogni momento speso per la Federazione». Un riconoscimento che Soro ha voluto condividere con il Coro Matteu Peru di Perfugas, di cui è stato a lungo componente, e con il paese di Chiaramonti. Un impegno portato anche all’estero, in particolare all’università di Surin in Thailandia, dove ha fatto conoscere e apprezzare la lingua e la cultura italiana e latina. Momenti ricordati dai relatori che, moderati da Mario Atzori, presidente della consulta scientifica della Fitp, hanno arricchito la serata poi dedicata per la maggior parte alla presentazione del libro “Camineras”, antologia di poesie scritte negli anni da Giovanni Soro in sardo e pubblicate dall’editore Alberto Pinna con traduzione in italiano e quella in francese della linguista Pietruccia Bulla. «L’importante per me era portare la poesia sarda allo stesso livello di quella italiana, con o senza rima» ha detto Soro. Dopo la lettura della relazione di Attilio Mastino, ex rettore dell’Univeristà di Sassari, da parte di Atzori, Paolo Puddinu, docente di Storia dell’Asia, ha evocato ricordi suscitati dalle poesie di Soro e l’esperienza condivisa in Thailandia: «Il suo è un dono non solo alla comunità di Chiaramonti ma all’umanità».Al giornalista Alberto Pinna, già compagno dell’autore al liceo, una delle ultime riflessioni: «Lo ringrazio per aver scelto, come traduzione di “Camineras”, “Orme” e non “Sentieri” - ha detto - perché Giovanni non ha fatto solo un percorso, ma in questo percorso ha lasciato le sue orme». Molto apprezzate nel corso della serata sono poi state le letture delle poesie da parte di Maria Sale e Stefano Demelas e i contributi canori del Coro Doria diretto dal maestro Moraccini che ha musicato alcune delle più belle poesie di Soro, da “Fiza”, scritta per la nascita della figlia Silvia, a “Cantos ammentos”, per quella del figlio Pier Mario, passando per “Pro te apo desizadu” in ricordo del padre. Letizia Villa

vedi su La Nuova Sardegna












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