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Ligabue e il cuore delle ragazze di Cagliari: la Fiera è una bolgia rock con 35 gradi

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Le ragazze di Cagliari disegnano il cuore con le mani, sono le 22,19 quando Ligabue si ferma a guardarle sui cori di Marlon Brando: “Grazie per avermi aspettato tutti questi mesi, grazie per la fiducia che mi avete dato”. La musica sembra sospesa sulla passerella che squarcia il pubblico. E l’atmosfera diventa magica nella Fiera a 35 gradi al chiuso, due ore di rock mozzafiato, e le ragazze e i ragazzi cagliaritani continuano a cantare tutte insieme persino quando il concerto finisce, sulle note di “Made in Italy”. “Grazie per tutto il casino che avete fatto”, dice Luciano godendosi solo l’antipasto: stasera alla Fiera si replica, e a Cagliari sarà la spettacolare chiusura del tour. Un tour particolare, quello dello stop e della rinascita per il rocker di Correggio fermato a marzo dai problemi alla voce. Cagliari ha risposto con un affetto indescrivibile, ogni canzone scandita parola per parola da un pubblico giovanissimo, formato in gran parte da giovani che quando uscì “Certe Notti” non erano ancora nati. Che neanche sanno che 23 anni fa Ligabue fece il suo primo concerto a Cagliari proprio qui, alla Fiera, e c’erano le seggioline rosse  nel tour di “Sopravvissuti e sopravviventi”.

Si parte alle 21 con “Dottoressa”: sarà la temperatura, sarà l’umidità, ma diventa subito un concerto speciale. “Le vedo tutte le vostre mani”, Liga ufficializza subito il fatto che non ha bisogno di accendere il pubblico, e il suo alter ego Riko che nel prossimo film ha le sembianze di Stefano Accorsi con la bellissima Kasia Smutniak è solo lo sfondo sul mega schermo che invece fotografa soprattutto loro, i ragazzi della Sardegna con le bandiere dei 4 Mori. “Ho perso le parole” apre una lunga serie di canzoni del passato che sono la cronistoria di due generazioni. Colpisce come i ragazzi nati nel 90 vivano letteralmente attaccati ai testi del Liga, molti dei quali scritti quasi trent’anni fa. Speranza e gioia si mescolano negli occhi che oltrepassano lo schermo, il potere eterno del rock and roll. “Forse qualcuno di voi si ricorderà che il video di questo brano tanti anni fa lo abbiamo registrato nella vostra bellissima Pula…”, Luciano non fa neanche in tempo a finire la frase che già il pubblico canta “Un colpo all’anima”.

E lui risponde tendendo la mano a tutti i fan che stanno nelle prime file, li sfiora durante le canzoni, ruba un telefonino e filma lui stesso lo spettacolo delle luci degli smartphone durante la struggente “A modo tuo”. Le ballate come l’immortale “Piccola stella senza cielo” si mescolano al ritmo incalzante di “A che ora è la fine del mondo”, ed è venerdì….quindi ci sta veramente tutto quel “non mi rompete i coglioni” urlato anche dai sessantenni nelle ultime file. Il segreto di questo tour è il cambio di scaletta ogni sera, quindi a Cagliari vengono fuori pezzi quasi mai suonati nelle altre date: come “Tutti vogliono viaggiare in prima” o “Con la scusa del rock and roll”, che neanche i fan del Bar Mario si aspettavano. Con quei progetti lì, e quei difetti qui, che ci fanno stare più contenti: quasi una presa d’atto della vita di ognuno di noi. Il set acustico spazia da “Non è tempo per noi” a “Lambrusco e popcorn”, la band impreziosita da tromba e sassofono e dal ritorno di Max Cottafavi, il primo chitarrista dei Clandestino, vince la prova di maturità.

Nella seconda ora di concerto la Fiera diventa una enorme discoteca: si canta, si balla, non c’è più contegno, arrivano tutti i grandi classici come “Balliamo sul mondo” e “Tra palco e realtà”. Durante “Certe notti” Liga si ferma ancora, e lascia cantare una strofa intera al pubblico. Poi i suoi occhi diventano lucidi: “Grazie per avermi aspettato tutti questi mesi e avere dato la vostra fiducia a un semplice cantante…a domani sera per chi ci sarà”. E quella di stasera, ancora nel catino ribollente della Fiera di Cagliari (biglietti esauriti, un consiglio a chi verrà: vestirsi a strati e portare le maniche corte sotto, la temperatura all’interno del padiglione E della Fiera è davvero di 35 gradi), non sarà una sera qualsiasi. Sarà il concerto finale di un tour che ha avvicinato ancora di più Luciano al suo pubblico, come se fossero una sola entità. Proprio questo si respirava ieri sera: quel collante tra il rocker e il pubblico, come fossero una cosa sola. Forse sarà anche per questo che le ragazze e i ragazzi cagliaritani hanno continuato a cantare per due minuti interi, da soli, quando Luciano era già andato via. Come in un grande inno alla vita. Con la scusa del rock and roll. (foto di Francesca Serafini)

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