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Una preghiera per ritrovare il lavoro - Cronaca

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SASSARI. Dal tetto del Duomo ai primi banchi della cattedrale di San Nicola per rendere ancora più visibile la loro vertenza. Hanno ricevuto l’abbraccio della comunità e dell’arcivescovo monsignor Gian Franco Saba ieri mattina gli ex lavoratori Ati Ifras del parco geominerario della Sardegna che il 9 ottobre scorso hanno piazzato una tenda sul tetto della cattedrale per chiedere alla Regione di non essere dimenticati.Ieri mattina per un’ora gli operai hanno abbandonato il tetto del Duomo e partecipato alla messa per la ricorrenza della festa di Ognissanti. Tutti indossavano una maglietta verde con le scritte “lavoro”, “dignità” e con il numero della legge che dev’essere rispettata per garantire a tutti un futuro sereno. «Si tratta dell’articolo 34 - spiega uno dei lavoratori - la legge regionale che è stata fatta per poter ricollocare tutto il personale ex Ati-Ifras e che la politica non può e non deve dimenticare». Dall’altare, durante l’omelia, l’arcivescovo ha ricordato la loro vertenza e ha rivolto ai fedeli e ai lavoratori parole legate a quella speciale forma di santità che è rappresentata dalla forza di superare le difficoltà della vita quotidiana come nel caso degli operai in lotta. «Questi lavoratori - ha detto monsignor Saba - attendono di vedere riconosciuto il diritto di avere un posto di lavoro per la loro serenità e quella delle loro famiglie». Dopo la funzione religiosa il capo della Chiesa turritana ha voluto incoraggiare uno ad uno i lavoratori, ha stretto le mani di tutti e gli ha esortati ad avere fede. «Pregherò per voi - ha assicurato l’arcivescovo - e voi non smettete di riporre la vostra fiducia in Dio che non vuol dire estraniarsi dalla realtà». Realtà che è rappresentata dal prossimo incontro in Regione previsto per lunedì prossimo. «In quell’occasione - spiegano i lavoratori - sapremo se saremo integrati nei progetti di reinserimento lavorativo. Chiediamo alla politica di farsi carico della nostra vertenza e di ricollocarci nel mondo del lavoro come prevede la legge. Siamo arrivati quasi a un mese di occupazione del tetto del duomo - concludono i lavoratori - e resteremo qui fino a quando non avremo risposte certe sul nostro futuro. Non è nostra intenzione fare muro contro muro contro la politica, siamo pronti a fare non uno ma due passi indietro, ma la politica ne faccia due avanti». Le soluzioni proposte dal Comune di Sassari per il reinserimento lavorativo degli operai dovrebbero assicurare una cinquantina di assunzioni in cantieri che dovrebbero essere attivati al lago di Baratz, per la forestazione di aree incolte, per realizzare sentieri naturalistici nella Nurra e per tenere in stato di grazia gli ingressi alle varie zone del parco e per la manutenzione delle antiche strutture in uso alla vecchia miniera dell’Argentiera. «Facciano subito le selezioni - chiedono gli operai - ed entro dicembre ci ridiano un lavoro».

vedi su La Nuova Sardegna









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