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"Contributi per l'acquisto di parrucche nelle fasi di chemioterapia"

“Il Comune di Alghero intervenga, affinchè in Regione venga riconosciuto il diritto ad aver un contributo per l’acquisto di una parrucca nelle fasi durante e post trattamento chemioterapico, e introduca nel bilanco comunale un contributo”. Lo scrive in una nota Alberto Bamonti, ex consigliere comunale e assessore del comune. “La chemioterapia come ben si sa, –  prosegue Bamonti – consiste nell’uso terapeutico di particolari farmaci molto aggressivi nei confronti delle cellule tumorali. Sfortunatamente, la loro aggressività si estende anche a cellule e tessuti normali nell’organismo, compresi i bulbi piliferi responsabili della crescita e della robustezza dei capelli. E questa la causa della caduta dei capelli susseguente ad un ciclo di cure. Generalmente i capelli iniziano a cadere entro pochi giorni, o poche settimane, dall’inizio del trattamento, e la caduta puo’ essere più o meno intesa a seconda dei farmaci utilizzati, del loro dosaggio, nonchè del modo incui il paziente dimostra di reagire alla terapia”.

“In certi casi la caduta può risultare permanente, oppure la ricrescita può essere anche parziale, con esiti estetici, purtroppo, assai discutibili. Certo, la consapevolezza di dover perdere i propri capelli provoca forti emozioni, stress, rabbia e depressione sopratutto nelle donne. La forza interiore del malato è in questi casi determinante, per ritrovare la serenità perduta, cosi; come la solidarietà dell’ambiente familiare, dei colleghi e degli amici. Se per gli uomini si potrebbe azzardare nell’affermare che ciò non comporta particolari disagi psicologici, perchè il fenomeno della perdita dei capelli è ampiamente diffuso, ed è sociologicamente “ben tollerato”, per le donne il discroso purtroppo è molto diverso: la capigliatura ha sempre un significato particolarmente intenso tra le donne non solo dal punto di vista estetico, ma anche socio-psicologico”.

“La perdita dei capelli in una persona di genere femminile equivale a squadernare la propria situazione più intima a ogni persona che viene incontrata, anche se perfettamente sconosciuta. Questa situazione che comporta un ulteriore patimento a carico di pazienti oncologiche che già soffrono terribilmente per la loro lotta contro il tumore, spesso le bambine o le adolescenti e le donne si rifiutano di uscire di casa e di vedere altre persone proprio nei momenti peggiori, prioprio quando il contatto umano sarebbe più utile. La consapevolezza di poter contare su un prodotto affidabile, di alta qualità come la parrucca, aiuta a ritrovare forza in se stessi e la volontà a reagire. E per tale ragione che la parrucca non deve essere considerata un accessorio estetico ma una mera e propria protesi”.

“Pertanto il Sindaco e la Giunta istituiscano qualora non sia presente, una voce di spesa nei prossimi bilanci, e nel frattempo stimolino la Regione Sardegna affinche le ASL regionali possano iniziare ad erogare tale presidio. Molte regioni d’Italia considerano la fornitura delle parrucche materiale protesico autorizzabile ai malati oncologici. Si potrebbe prevedere intanto un contributo minimo comunale di 200 euro, e fare in modo che la regione Sardegna dia, come ad esempio previsto in alcune regioni italiane 300 euro” – conclude Bamonti.

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