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La Sardegna non riduce i rifiuti ma almeno riesce a riciclarli - Cronaca

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A livello globale cresce la quantità di rifiuti. New York è la metropoli dove annualmente si produce più spazzatura. Dopo la Grande Mela sono le megalopoli di città del Messico, Tokyo e Mumbai a seguire nella classifica della maglia nera. Tra i Paesi al primo posto troviamo il Kuwait, seguito a ruota dalle isole caraibiche, che sorpassano gli stati del G7. Per l'Italia nel 2016 è riscontrata un’inversione di tendenza rispetto al passato con un graduale aumento dei rifiuti urbani. La produzione nazionale si attesta intorno a 30 milioni di tonnellate, 590mila tonnellate in più del 2015. In termini di percentuale saliamo del 2%. Il rapporto annuale di Ispra, l’Istituto superiore per la prevenzione e ricerca ambientale del ministero dell’Ambiente, tuttavia presenta una novità di approccio metodologico, modulato su una differente contabilizzazione dei dati sulla produzione e raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Le tabelle introdotte hanno portato ad includere nel dato di raccolta differenziata frazioni merceologiche prima escluse: scarti della selezione del multimateriale, rifiuti da spazzamento stradale, rifiuti edili da costruzione e demolizione provenienti da piccoli interventi di ristrutturazione e rimozione e prima classificati come rifiuti speciali. Alla luce dei parametri precedenti quindi, ci sarebbe stato un aumento annuale dello 0,8%.

Scendendo nel dettaglio della situazione italiana scopriamo che le regioni che segnano i maggiori incrementi nella produzione dei rifiuti urbani sono il Veneto (+9%) e il Trentino Alto Adige (+4,5%), un contesto nel quale si inserisce bene anche la Sardegna, sesta in graduatoria (+1,9%), mentre solamente tre regioni registrano un calo: Liguria, Molise e Calabria. 14,3 milioni di tonnellate di rifiuti al Nord, il Centro è assestato sul 6,6 e al Sud tocchiamo i 9,4 milioni di spazzatura.

La provincia italiana con il più alto valore di produzione pro capite, in rapporto alla popolazione residente, è Reggio Emilia (749 kg per abitante per anno), davanti a Rimini (740 kg) e altre sei province, tra le quali Olbia-Tempio Pausania, tutte con produzione pro capite superiore a 650 kg. Dai bidoni alla raccolta, quella differenziata in Italia, secondo le stime dell'Ispra, raggiunge il 52,5%. Nel Nord accumulano circa 9,1 milioni di tonnellate di rifiuti, 3,5 al Sud e 3,2 milioni di tonnellate al Centro. Convertito in percentuali siamo pari al 64,2% per le regioni settentrionali, 48,6% per il Centro e 37,6% per le regioni del Mezzogiorno. La regione con la più alta percentuale di raccolta differenziata è il Veneto, 72,9%, e anche qui ben figura la Sardegna, ancora sesta con il 60,2% e prima regione del comparto Sud e Isole. Il peggiore risultato in Sicilia, ferma ancora al di sotto del 20%. Nell'analisi complessiva risulta come 13 regioni riescono a raccogliere in maniera differenziata oltre la metà dei rifiuti urbani che sono annualmente prodotti. Non sorpassano la soglia del 50%: Liguria al 43,7%, Lazio, Basilicata, Puglia, Calabria e Molise che fa rilevare una percentuale di raccolta inferiore al 30%. Su scala provinciale Treviso copre l'88% ed Enna supera di poco il 10% di differenziata. Bene alcune province della Sardegna che si attestano sopra il 65%: Oristano (71%, seconda provincia della zona sud-isole dopo Macerata che è al 71,4%), Ogliastra (69,3%), Medio Campidano (68,5%) e Nuoro (66,9%).

Le rivelazione di ciò che buttiamo indicano che la frazione organica (umido e verde) è la tipologia di rifiuto più comune in Italia, 41,2% del totale, per una media di 108 kg a testa: crescono i quantitativi destinati a compostaggio domestico. Invece, sono 3,2 milioni le tonnellate di carta e cartone raccolto, il 20,3%. Il restante 40% di tipologia di rifiuti è diviso tra: vetro, plastica, legno, metallo e Raee. Il rapporto di Ispra infine sottolinea come nel Paese in discarica finiscono 7,4 milioni di tonnellate di spazzatura, 390 mila tonnellate risparmiata in un anno. E che abbiamo 15 discariche in meno rispetto al 2015. Sul fronte economico, il costo ad abitante della gestione dei rifiuti urbani è aumentato “solo” dello 0,6% rispetto al 2015, attestandosi su un valore medio di 218 euro ad abitante all’anno, circa 500 euro per famiglia media.

L’Italia è entrata nella direzione dell’economia circolare, con due terzi del territorio che presenta già performance d’eccellenza paragonabili alle migliori esperienze del nord Europa. I rifiuti esistono, per ridurre il problema serve la consapevolezza che non si può riciclare tutto e serve un mix ragionevole di riciclaggio e incenerimento, come in tutti i Paesi avanzati.

vedi su La Nuova Sardegna









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