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Ma la paura bussa da Casapound - Cronaca

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SASSARI. La sede di Casapound è troppo angusta per contenere così tanto disagio e fastidio. Ci staranno una cinquantina di persone, così l’altra metà deve restare fuori. Ci sono diversi residenti del quartiere di Santa Maria di Pisa, pronti a rovesciare dentro il microfono tutto il loro risentimento per un quartiere diventato una polveriera. La punta dell’iceberg le bombe carta lanciate contro la struttura di accoglienza del Pime, dopo la rissa tra i residenti e gli ospiti migranti.Il primo dato che emerge è la sensazione di insicurezza e di paura. «La sera nessuno si sente più tranquillo. C’è il timore di rientrare a casa. Perché sono davvero troppi, e stanno in strada sino a tarda sera. Magari non fanno nulla, ma vederli tutti insieme fa paura».Si punta il dito contro la mancanza di regole e di controlli: «Non dovrebbero entrare e uscire dal centro di accoglienza a loro piacimento, soprattutto durante la notte. Ci devono essere degli orari da rispettare, per una questione di sicurezza pubblica. E invece la notte è un continuo viavai».La contrapposizione tra «noi e loro» è molto accesa negli interventi. Un quartiere che si sente emarginato e ghettizzato e non vuole farsi carico di altre emergenze sociali. Molti se la prendono con i gestori dei centri, che «lucrano sulla miseria altrui», e poi con la politica e le istituzioni «che creano queste bombe a orologeria e poi se ne disinteressa».Casapound, da parte sua, ha intenzione di creare un osservatorio permanente sugli arrivi dei migranti, denunciando ogni irregolarità.

vedi su La Nuova Sardegna












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