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Siccit in Sardegna, campagne ko: danni per 300 milioni - Cronaca

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imageIl complesso dei bacini del Cuga-Temo è ai minimi storici. Grandi sofferenze per le colture nella piana di Chilivani  SASSARI. Il clima pazzo mette in ginocchio le campagne, dimezza le produzioni e semina previsioni a tinte fosce per il futuro. Il caldo prolungato, con temperature fuori norma da maggio, e la siccità che non dà tregua sono stati un nemico impossibile da combattere. Anche perché una delle prime conseguenze dello straordinario periodo siccitoso è stata l’acqua con il contagocce: nel calendario delle restrizioni idriche, imposte per evitare di ritrovarsi completamente a secco, hanno pagato un prezzo altissimo proprio le campagne. Un mix di fattori negativi, ai quali devono aggiungersi le gelate di aprile, che in molti casi hanno bruciato i germogli sul nascere. La Coldiretti mette in fila i danni e la fotografia che viene fuori è drammatica: nel comparto agricolo nessuno sorride, il danno complessivo si aggira intorno ai 300 milioni di euro.Produzioni dimezzate. Dall’uva al miele: in entrambi i casi addio alla metà della produzione. A fare piangere i viticoltori è stata soprattutto la siccità ma anche le gelate primaverili: mediamente è stato perso il 45% dell’uva. Le perdite maggiori si sono avute per il vermentino in Gallura (60%) e la vernaccia nell’oristanese (-80%). Tante le aziende che hanno rinunciato a vendemmiare, quasi tutte prive di impianti di irrigazione con i quali fare fronte alla siccità e alle restrizioni. Per quanto riguarda il miele, il caldo ha decimato le famiglie di api contenute negli alveari, con una riduzione delle produzioni intorno al 60%. delle produzioni stimabile in un - 60%. Ma l’anno orribile non ha risparmiato olive e pomodori, con un calo che oscilla rispettivamente intorno al 40 e al 35%. Non va meglio negli orti, dove le percentuali di calo cambiano a seconda della disponibilità dell’acqua: le situazioni peggiori soprattutto nella Nurra e nel Sulcis dove da mesi l’erogazione è stata centellinata. Non solo: alle perdite dirette si aggiungono quelle indirette, perché diversi agricoltori sono stati costretti a cambiare i tubi dell’irrigazione visto che l’acqua, dopo chiusure per 3-4 giorni arriva sporca.imageOrti a secco in Baronia: le risorse idriche sono ai minimi termini e restano riservate agli usi civiliPrevisioni. Ora la paura di tanti agricoltori è che anche le carciofaie facciano brutta fine. La stagione è appena agli inizi ma preoccupano i ritardi nella maturazione proprio a causa della siccità e del caldo. PercHè il raccolto non sia compromesso è fondamentale che si abbassino le temperatuire e che arrivi la pioggia.Le reazioni. Se il primo bilancio è di circa 300 milioni di perdite, in realtà «il danno è incalcolabile – dice il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba –, perché oltre agli effetti sulla stagione ci saranno conseguenze a lungo termine difficili da quantificare. Per esempio il crollo delle produzioni di vermentino incide non solo nei minori introiti, con maggiori costi di produzione, ma rischia di creare problemi seri per le perdite di fette di mercato conquistate con il lavoro di anni. Lo stesso discorso lo possiamo fare per tutti gli altri settori. La Sardegna nel 2017 – continua – ha prodotto oltre il 40 per cento dei prodotti in meno. Anche perché oltre alla grave siccità ha dovuto fare i conti con la straordinaria nevicata e gelate e grandinate. E come se non bastasse stanno aumentando anche i danni della fauna selvatica, che come abbiamo più volte denunciato è fuori controllo. In una annata siccitosa come questa ha costretto i selvatici, cinghiali e cervi in particolare, a cercare il cibo e l’acqua per sopravvivere nelle aziende agricole distruggendo recinzioni, tubazioni e raccolto».imageProgetto da 2 milioni di euro per irrigare le campagne con gli scarichi depurati che arrivano da Olbia Non c’è tempo da perdere, aggiunge il presidente di Coldiretti Battista Cualbu, perché oltre ai campi devastati «lo stesso patrimonio boschivo è messo a dura prova. Abbiamo diverse segnalazioni di piante morte, ma lo stesso paesaggio che si presentava questa estate ci mostrava larghe chiazze di bosco ingiallite anzitempo. Per questo stiamo sollecitando quotidianamente la Regione affinché trasferisca immediatamente i soldi stanziati per la siccità alle aziende agricole, sia ai pastori che a tutti gli altri settori. Inoltre – conclude Cualbu – è fondamentale sbloccare tutti i premi comunitari e istituire finalmente l’organismo pagatore regionale. In questo momento hanno tutti bisogno di liquidità. Senza risorse fresche non si può fare nulla. Allo stesso tempo si deve lavorare seriamente per programmare e non rincorrere sempre le emergenze». 

vedi su La Nuova Sardegna









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