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Siccità, è stato d’allarme anche nel Sassarese: i bacini sono a secco - Cronaca

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SASSARI. Situazione drammatica anche nel Sassarese: non piove da mesi e le risorse idriche sono ormai ridotte ai minimi storici. Il complesso del Cuga-Temo che per anni ha fornito l’acqua alle imprese agro-zootecniche della Nurra, e del Sassarese più in generale, sembra un arido deserto mentre sull’altro versante della Provincia, quella che si affaccia sulla piana di Chilivani, la situazione non è certamente migliore.L’ultima stima del Consorzio di Bonifica della Nurra è di tre settimane fa, quando negli invasi (Bidighinzu compreso) restavano a disposizione delle campagne circa 14 milioni di metri cubi d’acqua. Il dato, più che preoccupante, è stato fornito dal presidente del Consorzio Gavino Zirattu, soprattutto se messo in relazione con le reali esigenze del territorio. Per soddisfare il consumo idropotabile sono necessari 40 milioni di metri cubi d’acqua mentre per irrigare ne servono almeno altri 30. Questo significa che l’anno prossimo i bacini dovranno disporre di circa 70 milioni di metri cubi d’acqua. Per adesso, agli imprenditori delle campagne, non resta che sperare in un inverno particolarmente piovoso. In caso contrario si corre il rischio concreto di non poter irrigare i campi.Ma al di là delle semplici speranze, ci sarebbero almeno due soluzioni che potrebbero alleviare la grande sete delle campagne del Sassarese: la prima è legata al completamento dei lavori di interconnessione con il Coghinas, la seconda all’utilizzo dei reflui. Nel primo caso mancano ancora poco meno di due chilometri di condotta «ma a causa di una variazione sul progetto iniziale i tempi di affidamento e di realizzazione dei lavori rischiano di dilatarsi – aveva sottolineato giorni fa Gavino Zirattu – privando la Nurra di un apporto di 8/9 milioni di metri cubi d’acqua. Per l’utilizzo dei reflui di Sassari, invece, è tutto pronto, manca solo l’inaugurazione di un’opera capace di offrire ai consorziati un tesoretto idrico complessivo di 12 milioni di metri cubi d’acqua».Un minimo di ristoro per una parte della Nurra di Alghero, in queste settimane, è arrivata dai bacini “privati” e dai pozzi che hanno alimentato le colture più importanti del territorio. Colture che, comunque, hanno fatto registrare un calo che oscilla fra i 40 e i 60 punti percentuali. Ha parzialmente retto solo la viticoltura poiché al calo di quantità fa da contraltare la previsione di una grandissima qualità dei vini.Grandi sofferenze anche nella piana di Chilivani, le cui colture sono alimentate principalmente dal bacino del Monte Lerno. Un bacino che, secondo il Consorzio di Bonifica, potrebbe contenere oltre 70 milioni di metri cubi d’acqua, ma manca una serie di adempimenti burocratici e la capacità del Lerno è “normalmente” limitata a poco meno di 40 milioni di metri cubi. L’acqua eccedente viene regolarmente scaricata a mare, procedura obbligata per ragioni di sicurezza ma che in questo periodo sembra un’empietà. (p.s.)

vedi su La Nuova Sardegna









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