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Allarme siccità, in Gallura si useranno anche le acque reflue - Cronaca

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OLBIA. La Gallura reagisce alla siccità puntando sulle infrastrutture. Il ragionamento, davanti a quasi 9 mesi di grande sete che inaridiscono le campagne e prosciugano la diga del Liscia, è garantire nuove fonti di approvvigionamento per gli usi irrigui. La diga del Liscia, intorno al 45% della sua portata, può ancora svolgere la funzione idropotabile, ma sono le campagne a guardare a un futuro nel quale le precipitazioni potrebbero diventare una chimera. «Abbiamo ricevuto un finanziamento di 2 milioni e 300 mila euro per la progettazione del sistema di captazione, miscelazione e distribuzione dei reflui della città di Olbia – spiega Marco Marrone, presidente del Consorzio di bonifica della Gallura –. Useremo le acque reflue in agricoltura grazie all’ammodernamento degli impianti di Sa Corroncedda. Sono poi stati finanziati altri 5 milioni e 350 mila euro dall’assessorato regionale all’Agricoltura per il progetto Padrongianus 2, grazie al quale le acque reflue potranno essere utilizzate non più solo nel distretto Olbia Sud, ma anche in quello Olbia Nord e Arzachena». Il principio è quello per cui la concentrazione delle acque reflue si ha nel periodo estivo, quello in cui c’è anche il maggiore utilizzo di risorse idriche per usi non agricoli. Le nuove opere dovranno consentire al refluo di andare in rete alla massima portata, per poter essere così immesso e distribuito nelle campagne. L’altro progetto presentato in Regione riguarda la captazione delle risorse idriche nell’area del Monte Tova, ai piedi della diga del Liscia, tra Arzachena e Luogosanto, con la realizzazione di un piccolo sbarramento che consenta di dirottare l’acqua nel canale adduttore del Consorzio di bonifica. «Spesso ci sono brevissimi periodi di pioggia con precipitazioni intensissime – spiega Marrone –. In questo modo potremo sfruttare le risorse idriche con un altissimo indice di beneficio tra costi e metri cubi di acqua recuperati: l’opera costerebbe 8 milioni di euro per una capacità di invaso al minimo di 8 milioni di metri cubi all’anno». Davanti alla facili obiezioni da parte di altri territori, che potrebbero osservare che la Gallura ha comunque un grande bacino come il Liscia, la risposta è semplice e inattaccabile: «Il principio è quello di preservare le risorse della diga del Liscia per gli usi idropotabili, noi dobbiamo garantire altre risorse per gli usi irrigui – ribadisce il presidente del Consorzio di bonifica –. Siamo davanti a una situazione eccezionale. Abbiamo disposto per tutta la stagione la turnazione della dotazione idrica che garantiamo in base alle colture dichiarate. Normalmente avveniva dal lunedì al sabato, mentre negli ultimi due anni abbiamo tagliato a tre volte la settimana, riducendo pure il fabbisogno per ettaro». 

vedi su La Nuova Sardegna









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