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Guidi e telefoni? Ti multa il motociclista - Cronaca

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SASSARI. Li vedi per un istante, e lo sguardo passa subito oltre: giubbotto in pelle, pantaloni, scarpe sportive, casco. In due su una motocicletta nera, mimetizzati come una qualsiasi coppia di amici a passeggio su due ruote. Impossibile immaginare che si tratta di agenti in borghese della polizia municipale in servizio per multare chiunque utilizzi il telefonino alla guida. Quindi la prima considerazione è questa: tu automobilista non li noti nemmeno se hai la vista di un falco, mentre loro ti vedono eccome. E se hai un telefonino all’orecchio lo scorgono da trecento metri di distanza. Non c’è davvero possibilità di scampo. Se gli vai incontro, il parabrezza anteriore offre una visuale nitida. Se i motociclisti sono dietro la vettura, allora basta sbirciare gli specchietti dell’auto per inquadrare il cellulare e la mano alzata. Insomma, è davvero impossibile farla franca se ci si imbatte in una pattuglia in borghese.E infatti le multe fioccano, perché i conducenti si ostinano a chiacchierare allegramente al telefono senza utilizzare auricolari o vivavoce bluetooth . Tutto questo nonostante le statistiche dimostrino chiaramente che una delle cause più ricorrenti degli incidenti stradali sia da rintracciare nella distrazione causata dall’uso degli smartphone. Una mano che si stacca dal volante, gli occhi che si posano troppo spesso sul display per stare dietro alle chat.Incrocio tra Corso Regina Margherita e via Angioy, moto parcheggiata in Largo Porta Nuova, motore acceso. Basta osservare il traffico che scorre per notare qualche smarphone ad altezza di guancia in media ogni 5 minuti. Gli agenti montano in sella e si mettono al lavoro. Risalgono la fila di auto e raggiungono una Nissan Qashqai azzurra. Il conducente prosegue ignaro nella conversazione. I vigili non lo fermano subito, lo seguono per un minuto. Dopodiché gli si affiancano, quello seduto dietro tira fuori la paletta e fa toc toc sul finestrino. Essere colti in flagrante è sempre una pessima sensazione. E la reazione segue più o meno questo copione: si parte dal costernato, orecchie basse. Si azzarda un pentimento, si tenta una captazio benevolentzia, poi la solita formula “può chiudere un occhio”, e infine si svolta verso una mesta rassegnazione. «Non è mai capitato che qualcuno si adirasse o protestasse – racconta un agente – in genere le persone sono molto gentili. Ammettono la colpa, sono collaborativi». C’è anche da dire che il margine di tolleranza applicato è più ampio di quanto si possa immaginare. Per un automobilista punito ce ne sono altri tre che vengono graziati. «Ognuno ha la propria sensibilità e la applica nel valutare le situazioni – prosegue – Io ad esempio mi metto nei panni dell’automobilista, e agisco secondo queste regole: mi sembra assurdo sanzionare chiunque tenga un telefono in mano. Sarebbe una mattanza. Quindi valuto la condotta di guida e la pericolosità. Esempio: se uno è fermo al semaforo, parla al telefono, ma come riparte abbassa l’apparecchio, io non lo multo. Perché potrebbe aver ricevuto una chiamata e potrebbe aver risposto: scusa, sono alla guida, ci sentiamo più tardi». Altra cosa: «Chattare al telefono è forse la condotta più rischiosa, perché distoglie lo sguardo dalla strada. Ma purtroppo è anche la fattispecie più complicata da sanzionare. Primo perché per cogliere in fallo devi essere fianco a fianco con la vettura. E poi perché il conducente potrebbe addurre svariate motivazioni. Tipo: consultavo la rubrica per chiamare, stavo inserendo il vivavoce, oppure ho ricevuto una chiamata e guardavo il display per verificare chi fosse. Quindi preferiamo andare a colpo sicuro, fermando le persone impegnate inequivocabilmente in una conversazione».Incrocio di Santa Maria, i soliti 4 o 5 minuti di attesa ed ecco che immancabilmente sfila un uomo con il cellulare all’orecchio. Guida un’Alfa 33, percorre il sottopassaggio in direzione Predda Niedda, si ferma al semaforo, prosegue e non molla un secondo l’apparecchio. All’altezza del rifornitore i vigili si affiancano e bussano con la paletta. Nessuna protesta, niente da dichiarare sul verbale. E stessa storia per una Fiat Punto intercettata all’altezza del rifornitore Agip in via Santa Maria. Alla guida c’è un ragazzo di 25 anni. È consapevole dello sbaglio, anche lui non batte ciglio. Statisticamente sono le donne che tendono a più dei colleghi maschi a insistere nelle giustificazioni: «Era una telefonata di lavoro urgentissima». «Era un parente che sta male» e via dicendo. Anche se la scusa più originale l’ha tirata fuori dal cilindro un giovane di 32 anni. Nato a Sassari ma residente negli Stati Uniti. E alla voce “qualcosa da dichiarare”, lui risponde così: «Vivo negli Stati Uniti da tanti anni, francamente non sapevo che in Italia fosse proibito parlare al cellulare».

vedi su La Nuova Sardegna









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