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L’accoglienza diffusa favorisce l’integrazione - Cronaca

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Ad Ozieri la questione migranti non è un tema nuovo, sin dal 2011 la città ha sperimentato forme di accoglienza dei profughi. In quell’anno la Caritas ospitò 7 famiglie che vissero per alcuni anni in un ex convento messo a disposizione dalla diocesi. La loro presenza non ha mai creato momenti di tensione, anzi è diventata occasione per dimostrare la capacità degli ozieresi di essere generosi con i più bisognosi senza generare alcun conflitto. Della questione migranti si è cominciato a parlare con preoccupazione nel marzo 2016 dopo che il Prefetto ha autorizzato l’apertura di un Cas, centro di accoglienza straordinaria, che inizialmente doveva ospitare 40 richiedenti asilo diventati subito quasi 100. L’amministrazione sperimentò l’impotenza di fronte ad una scelta imposta e si attivò per evitare l’apertura di altri Cas. Fu così che si decise di aderire alla rete Sprar, sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati. Perché la scelta di aderire al programma? Perché, grazie al lavoro dell’Anci, il progetto Sprar avvia un sistema di ripartizione graduale e sostenibile dei richiedenti asilo evitando la concentrazione nei pochi comuni sede di Cas. Il motivo principale della scelta, però, riguarda l’attivazione della clausola di salvaguardia che consente ai comuni aderenti alla rete, di impedire l’apertura di altri Cas. In sostanza non può più accadere che il Prefetto scelga Ozieri per sistemare altri migranti. “Si tratta – come dice il Presidente nazionale di Anci, Antonio De Caro – di un principio che rimette la governance in mano al sindaco, che può quindi tornare a decidere, insieme alla sua comunità” come organizzare l’accoglienza sul suo territorio. L’accoglienza diffusa è anche il sistema migliore per evitare rischi speculativi a vantaggio di pochi e garantisce una ricaduta economica ed occupazionale sul comune di residenza.La parcellizzazione degli interventi consente anche un impatto minore con la comunità che accoglie e favorisce quei processi di integrazione tanto difficili. Per la città di Ozieri ci sarà un ulteriore vantaggio, perché l’adesione alla rete del sistema di protezione evita l’apertura di nuovi centri di accoglienza e avvia lo svuotamento di quelli già operativi.Insomma l’attivazione del progetto Sprar non è una soluzione “pasticciata e provvisoria” secondo “la linea del buonismo spinto”, come improvvidamente hanno dichiarato su questa pagina i consiglieri comunali di Prospettive ma una consapevole e responsabile risposta ad una tragedia umanitaria scaricata sui sindaci e gli amministratori dei comuni Italiani. Una decisione assunta per salvaguardare la serenità della convivenza cittadina, che sino ad ora non ha mostrato alcun segnale né esplicito né “latente di tensione sociale”. Un senso di responsabilità che sarebbe auspicabile assumessero anche i consiglieri di Prospettive evitando di paventare contrapposizione con “i vecchi e nuovi poveri ozieresi”. Se invece di gridare ogni volta “al lupo al lupo” avessero studiato i bilanci del comune si sarebbero accorti dello straordinario lavoro svolto dall’assessorato alle Politiche Sociali a favore dei nostri concittadini in difficoltà. Basti pesare ai 222 Piani Personalizzati, ai 151 beneficiari del ReiS e i 56 del Sia. Scoprirebbero che i servizi comunali ripartiscono oltre sei milioni di euro per le politiche a sostegno delle famiglie, dei minori e degli anziani fornendo da anni un servizio eccellente. Vorremmo tutti fare di più ma certamente il limite delle nostre capacità di intervento non derivano dalla presenza in città dei richiedenti asilo, per i quali gli interventi sono finanziati da fondi europei, ma dalle limitate risorse trasferite ai comuni da stato e regione. Il nervo scoperto della questione migranti dovrebbe costringere tutti ad una maggior prudenza ogni qual volta si discute del complesso sistema dell’accoglienza. Prudenza assolutamente doverosa se si hanno responsabilità di rappresentanza in seno al Consiglio Comunale.* Sindaco di Ozieri

vedi su La Nuova Sardegna









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