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Psoriasi, in Sardegna numeri record. “Si può guarire, no alla vergogna”

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È stata definita, per molto tempo, la “malattia dei sani”. Ma non è più così: la psoriasi – oltre 66mila casi nell’Isola – oggi viene curata guardando tutti gli aspetti del paziente. Da quello principale, cioè le chiazze che compaiono sulla pelle, ma anche psicologicamente e socialmente. In tanti, per vergogna, arrivano a interrompere le uscite con gli amici o il bagno al mare d’estate. Ma la malattia, che è genetica e non contagiosa, si può abbattere: basta rivolgersi agli specialisti, andando a rompere quella cortina di fumo che il paziente si auto crea, spesso, proprio con la vergogna.
 “È genetica, si nasce con la predisposizione e non è contagiosa. Si manifesta con fattori concomitanti, su tutti lo stress. Le chiazze compaiono sulla pelle magari in seguito a un lutto o a un evento stressante, ma anche adottando stili di vita sbagliati”, spiega Cristina Mugheddu, dermatologa al San Giovanni di Dio. Uscirne si può? Certo. “Noi curiamo il paziente a 360 gradi, costruendogli una cura su misura. Non ci si deve vergognare di avere la psoriasi, ci sono terapie nuove che funzionano, dai farmaci più semplici a quelli biologici, che bloccano alcune strutture della catena infiammatoria che causa la malattia, debellandola con piccolissimi effetti collaterali. Non bisogna vergognarsi, ripeto”, puntualizza la Mugheddu, “affidarsi agli esperti è l’unica soluzione per uscirne definitivamente”.

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