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«Mio figlio con la testa spaccata, guerriglia mai vista» - Cronaca

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SASSARI. Prima ripete per tre volte: «Io non sono razzista, non è questo il problema». Poi si scalda perché suo figlio è al pronto soccorso con la testa rotta e i medici lo stanno ancora ricucendo con 15 punti di sutura.«Sa, ce l’ha portato in auto mia moglie – racconta Marco Francesco Maccioccu – non l’ambulanza, e in questi casi devi anche stare attento alle parole. Perché se dico: mio figlio soccorso in auto e gli extracomunitari in ambulanza sono razzista. Ma io non sono razzista».Marco Francesco Maccioccu è preoccupato, invece, per la guerriglia scoppiata nel quartiere dove vive da parecchi anni.«Queste cose non le avevo mai viste, forse stanno sottovalutando – dice – poteva degenerare in qualcosa di ancora più grave. I ragazzi del quartiere stavano giocando a pallone in piazza Dettori, quello è un luogo di ritrovo abituale. A un certo punto sono arrivati più di 30 stranieri armati di spranghe, roncole e bottiglie di vetro. Lanciavano pietre, una ha sfiorato una bambina. I ragazzi del quartiere erano dieci, poi sono arrivati gli altri. É stato scontro, proprio all’ora di uscita dei bambini dalle scuole che sono lì a poca distanza. Il rischio è stato altissimo».Il racconto è quello di una tensione latente, di una difficoltà evidente in un’area complessa dove le difficoltà dei residenti si sono sommate a quelle dei nuovi arrivati. La critica generale è rivolta alla gestione non proprio ottimale dell’integrazione, alla convivenza che sarebbe diventata quasi impossibile in spazi comuni (come piazza Dettori).E allora lo scontro armato di ieri mattina con feriti, strade chiuse e traffico in tilt, potrebbe essere il campanello d’allarme da non sottovalutare. (g.b.)

vedi su La Nuova Sardegna












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