La sfida di 5 giovani laureati: «La campagna è il nostro futuro» - Cronaca


OZIERI. Veronica, Annalisa, Agnese, Mario e Salvatore hanno tutti il volto sorridente e una passione comune: la campagna. Hanno anche un’altra caratteristica che li lega: sono figli, nipoti e pronipoti di pastori e sono andati via per studiare e seguire la propria strada che dopo giri più o meno ampi li ha pian piano riaccompagnati a casa per continuare la tradizione familiare nella conduzione della azienda agricola e soprattutto nella produzione di formaggio. Il caseario è la croce e delizia del settore agropastorale isolano, traino per l’economia ma spesso zavorra pesante per l’allevatore che a causa del rapporto “malato” tra pecorino romano e prezzo del latte si trova a vivere periodi altalenanti quasi come un giro sulle montagne russe. A dare un taglio netto alla catena e tentare un nuovo percorso, con risultati sino a ora certamente soddisfacenti, ci hanno pensato nel territorio di Ozieri i giovani figli di famiglie tradizionalmente impegnate nel settore che dopo aver studiato e fatto esperienze all’estero hanno deciso di scommettere senza tentennamenti sulla campagna. «Dopo la laurea in Agraria, un dottorato di ricerca e un’esperienza di sei mesi negli Stati Uniti – ha detto Agnese, 31 anni, figlia di Peppino Cabigliera e Franca Zidda – ho capito che dovevo affiancare i miei e dare una spinta all’azienda di famiglia. La presenza sui social, il rapporto d’amicizia instaurato con i nostri clienti, il pecorino e le perette genuine, la lavorazione manuale con rame e legno e soprattutto la libertà dei nostri animali sui pascoli incontaminati, ci permettono di mandare avanti il nostro mini caseificio – ha concluso la giovane imprenditrice – con entusiasmo e buoni risultati». In effetti la strada per cercare di ritagliarsi un spazio nei mercati cosiddetti di nicchia e uscire fuori dalla mischia selvaggia è proprio la ricerca delle tradizioni e di sapori quasi dimenticati. Mario Piras e suo figlio Salvatore hanno riscoperto la “greviera” di Ozieri, antico formaggio vaccino dalla stagionatura di sei/otto mesi e ne hanno fatto la forza dell’azienda. Non solo. A fronte di un prezzo del latte di vacca che si attesta oggi intorno ai trenta o trentadue centesimi per litro, Mario riesce a pagare ai suoi conferitori cinquanta centesimi, quasi una magia. «Nessun trucco ma solo una politica di valorizzazione spinta dei nostri prodotti – ha detto – che riescono ad avere un alto valore aggiunto e ci permettono di stare bene persino sul mercato nazionale anche grazie alla partecipazione a Sardigna.it un consorzio a tutela del mangiare sardo e per la commercializzazione estera dei prodotti». Veronica e Annalisa Demarcus invece sono tornate a casa la prima con una laurea e un titolo di dottore agronomo e la seconda dopo una lunga esperienza all’estero e l’inglese in tasca, ad affiancare i due fratelli e il padre nell’azienda di famiglia da cui nel 2014 è nato il caseificio. L’e-commerce, il lavoro manuale, una conduzione tutta familiare e le idee innovative hanno portato le due sorelle ad inventarsi la “PeCOretta”, una peretta di solo latte di pecora unica nel suo genere. «La vera forza è la famiglia – dicono all’unisono – ed è questo il vero motore che porta l’azienda a crescere». Differenti modi di lavorare, magari, ma con obiettivi comuni per i ragazzi delle tre realtà che su un punto sono d’accordo: «Se dovessimo fare una richiesta alla politica vorremmo che si dicesse basta a finanziamenti fini a se stessi e che si pensasse invece a investire di più in promozione e visibilità. Abbiamo delle peculiarità uniche, dobbiamo solo farlo sapere al mondo!».

vedi su La Nuova Sardegna


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