Più che meritato il Nobel per la pace all'Ican - Cronaca


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Nel mezzo della crisi tra Corea del Nord e Usa, con l'acutizzarsi della discussione sull'accordo nucleare iraniano, l'Accademia di Stoccolma sceglie di mandare un messaggio di pace. Il Nobel 2017 è stato assegnato ad un organismo contro la proliferazione delle armi nucleari, Ican. Acronimo di International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, una rete che raccoglie circa 500 organizzazioni sparse in oltre 100 stati e che chiede il progressivo smantellamento delle circa 15mila armi nucleari censite sull’intero pianeta. Il Comitato di Oslo ha voluto premiare l'organizzazione internazionale Ican per le iniziative compiute «nell'ultimo anno», avendo impresso «nuovo vigore agli sforzi per raggiungere un mondo senza armi nucleari». Durante la presentazione della motivazione gli Accademici norvegesi hanno voluto sottolineare come «il divieto non eliminerà ogni arma nucleare, ma gli Stati che hanno armi nucleari sanno che i loro alleati sostengono l'abolizione». Ican da una decade promuove campagne d'informazione sulle conseguenze umanitarie causate dall'utilizzo di bombe nucleari. Scenari di devastazione assoluta, spaventosa catastrofe. Che potrebbe verificarsi non solo con una guerra ma anche per errore o per un sabotaggio. L'agenda diplomatica di Ican ha portato ad allineare sulla sua piattaforma la maggior parte degli stati non dotati di armi di distruzione di massa.Il primo vero importante risultato è stato tuttavia raggiunto solo con l'adozione da parte delle Nazioni Unite del Trattato di interdizione delle armi nucleari, 7 luglio 2017. Un evento storico che ha di fatto sancito l'introduzione di un nuovo quadro giuridico in vista dell’eliminazione effettiva del pericolo nucleare. Un primo passo di una lunga e tortuosa strada. Una marcia irrefrenabile della cittadinanza attiva, con centinaia di associazioni e migliaia di cittadini dediti all'obiettivo del disarmo. Un gruppo di pressione dal basso, monotematico, efficace nell'esercitare pressioni sulle istituzioni sovra nazionali. Capace di diffondere consenso e sensibilità intorno ad una problematica globale. Sfruttando pienamente la visibilità con conferenze, documentari e importanti testimonial. Manovrando sui social campagne di larga portata. Un attivismo civico ben radicato nella società e del tutto trasparente, focalizzato sul bene comune, non ideologizzato politicamente e molto trasversale. Una sorta di lobbismo 2.0 in grado di produrre effetti positivi sia nel lungo periodo che nel breve. Un tema quello del nucleare già affrontato in passato dall'accademia di Oslo che nel 1962 consegnò il premio a Linus Carl Pauling, promotore della campagna contro i test nucleari. Onorificenza conseguita nel 1974 da Eisaku Sato, premier giapponese che aderì al Trattato di non proliferazione nucleare. E poi ancora nel 1995 la nomina di Pugwash Conferences on Science and World Affairs, organizzazione non governativa ispirata al manifesto pacifista di Albert Einstein e Bertrand Russell.E infine la premiazione del 2005 all'Agenzia internazionale per l'energia atomica, insignita «per i loro sforzi per impedire che l'energia nucleare venga usata per scopi militari e per assicurare che l'energia nucleare per scopi pacifici sia utilizzata nel modo più sicuro possibile». Una lunga lista di battaglie morali e politiche per mettere al bando le armi nucleari. È diffusa la percezione che negli ultimi anni il premio Nobel per la Pace si sia trasformato in una riconoscenza alle buone intenzioni, fece scalpore la nomina di un Barack Obama appena insediatosi alla Casa Bianca. Più recentemente le accuse che hanno interessato Aung San Suu Kyi, per non aver condannato «il trattamento tragico e vergognoso» riservato alla minoranza musulmana dei rohingya hanno gettato pesanti critiche al Comitato di Oslo, investito dalla richiesta “virale” di ritirare il titolo alla stessa San Suu Kyi. Tra le centinaia di candidature scartate dalla Commissione per il Nobel 2017 anche quella di papa Francesco. Esclusi i grandi favoriti della vigilia: i volontari siriani che aderiscono alle Forze di difesa civile (Scdf) impegnati con il loro casco in testa a salvare vite umane dalle macerie della interminabile guerra civile siriana. E l'ex direttore del quotidiano turco Cumhuriyet, il giornalista Can Dündar che oggi vive in esilio in Germania, in fuga dalle purghe del Sultano di Istanbul. Beatriche Fihn, direttrice di Ican, appena saputo di aver ricevuto il Nobel, ai microfoni delle televisioni ha lanciato un appello a Donald Trump e Kim Jong-un: «Le armi nucleari sono illegali, minacciare di usarle è illegale, svilupparle è illegale. Devono fermarsi». 

vedi su La Nuova Sardegna


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